15 – LA DETECTIVE
Finì per addormentarsi e, attorniata dagli oggetti che il suo nuovo cliente, il signor Serri, le aveva lasciato, iniziò le indagini notturne.
Serri era disposto a pagarla bene e, essendo un periodo di magra, aveva deciso di soprassedere al sarcasmo con cui lui le aveva consegnato un primo assegno: “Signorina Laura, lo consideri un anticipo. Vista la semplicità della Sua casa, deduco ne abbia bisogno!”.
Appena rimasta sola, Laura si era messa subito ad analizzare ciò che Serri le aveva portato: una sciarpa dove si sentiva ancora il profumo di chi l’aveva indossata, un libro con in mezzo un fiore essiccato e la fotografia del matrimonio con la ex moglie.
“Esigo sapere dov’è e che cosa fa adesso Eva!”.
I ricchi non chiedevano, esigevano quindi era il caso di utilizzare anche l’assegno come pista da seguire.
Scrittura boriosa non mente, guarda con che arroganza ha firmato pensò tra sé prima di considerare gli altri oggetti. Ci credo che la signora Eva se ne sia andata; ha un cuore troppo generoso per stare con uno come lui, constatò Laura osservando il fiore conservato tra le pagine. Questa sciarpa deve averla usata per incontrare l’avvocato divorzista! Senza rendersene conto aveva sorriso nel pensare allo smacco del Signor Serri: la moglie, che sulle pagine della cronaca locale appariva come un agnellino sottomesso, lo avevo lasciato e ora lui era così disperato da chiedere aiuto a una detective dei sogni.
Grazie alla capacità di indagare durante il sonno, Laura nel corso degli anni aveva scoperto bugie, smascherato tradimenti e persino ritrovato gatti scomparsi. Amava il proprio lavoro, ma spesso i suoi clienti erano così disperati che lei non aveva il coraggio di farsi pagare. Con un uomo tanto spocchioso come il Signor Serri non si sarebbe posta alcun problema.
“Mi dica, ha sognato la mia Eva?” Chiese il signor Serri il giorno dopo.
“Sì.”
“E si può sapere che faceva, di grazia?”
Laura si schiarì la voce nel tentativo di prendere tempo ed evitare di mandarlo a quel paese: “Questa notte in sogno ho visto la signora Eva mentre preparava della pasta fresca.”
“Certo, e io sono l’imperatore.”
“Mi lasci finire signor Serri.”.
“Non si disturbi ad aggiungere altro, Signorina Laura. Quello che Lei dice è impossibile: Eva non sa cucinare. E comunque il suo aiuto non mi serve più. Il mio investigatore privato ha appena scoperto che Eva si trova a Firago e ora so dove andare a riprendermela!”.
“Può essere che oggi sia a Firago ma lei lavora in centro a Vanzanto, in un negozio di pasta fresca! E c’è anche la sorella con lei!”
“Ma che cosa si inventa? La mia Eva non parla da anni con quella fallita di sua sorella”.
Laura si permise di controbattere ma il Signor Serri non volle sentire ragioni: “Si tenga pure l’assegno d’anticipo. Potrebbe servirle per comprare un materasso che le faccia fare dei sogni più realistici! Lei con me ha chiuso”.
Nei giorni seguenti Laura si sentì combattuta: aveva bisogno di soldi, ma non si decideva a portare in banca l’assegno del signor Serri. Non le piaceva l’idea di aver guadagnato qualcosa senza aver portato a termine il proprio lavoro e, a malincuore, decise farne a meno. Come risarcimento per il disturbo si sarebbe accontentata del libro della signora Eva e, prima di andare a dormire, ne lesse qualche capitolo. Lo aveva fatto solo per il piacere della lettura eppure Eva le apparse in sogno. Era raggiante e, insieme alla sorella, alzava la saracinesca di un negozio di pasta fresca, il loro negozio. Si erano riappacificate dopo tanto tempo e, con i soldi ereditati dalla nonna, avevano realizzato un desiderio che avevano fin da bambine.
Il mattino seguente Laura ricevette una telefonata del signor Serri: “Signorina, non ci crederà mai. Ho visto mia moglie a Vanzanto, come Lei mi aveva detto.”
“E a cos’altro non dovrei credere? Che la signora Eva va d’accordo con sua sorella, che ha un negozio di pasta fresca oppure che da divorziata è più felice?”.
“Signorina Laura ho telefonato solo per dirle che domani il mio autista le porterà un secondo assegno per finire di pagare il Suo compenso”.
“Immaginavo. È stato l’ultimo sogno che ho fatto questa notte”.
“Perfetto. Sa già tutto”.
“So tutto, quindi non s’affanni a chiedere scusa. Ho sognato questa nostra telefonata e so che Lei non lo farà”.
Valutazioni Giuria
15 – LA DETECTIVE – Valutazione: 20 Giud.1: troppo ricorso alla necessita di spiegazione durante il testo appesantisce la lettura Giud.2: testo non di facile lettura. Alcune affermazioni del personaggio da rivedere. Giud.3: Frizzante, spiritoso, fila via liscio. Originale la trovata della detective dormiente. Giud.4: La punteggiatura non è sempre corretta. Che il sig. Serri si scandalizzi davanti all’improbabilità che la moglie cucini, è inverosimile, stante che decida di contemplare un’investigatrice dei sogni. Viene inoltre definito disperato, ma dai suoi dialoghi non traspare disperazione, piuttosto boria e distacco. Apprezzabile la fantasia e lo sviluppo dell’intreccio, grazioso il finale, ma manca un po’ di spessore e credibilità in tutta la narrazione. “apparse” un errore grammaticale grave in un concorso letterario. |