28 – E se fosse tutto un gigantesco imbroglio?

19 Nov di editor

28 – E se fosse tutto un gigantesco imbroglio?

“E se fosse tutto un gigantesco imbroglio?”.

“Non capisco di cosa tu stia parlando!”

“Del fatto che ci hanno detto di restare chiusi qui ad aspettare il premio”

“Beh, è così che funziona!”

“È così che funziona per loro!”

“Sono le regole”

“Fate silenzio voi due! Sta arrivando qualcuno!”.

Si rimisero tutti a sedere ai loro posti, chi per terra, chi sul tavolo, chi sui davanzali della finestre cieche.

“Bene, bene. A quanto pare siete rimasti qui – disse l’uomo con la maschera a becco battendosi le mani con una spoletta di cotone – e dire che avrei scommesso che sareste scappati tutti dalla porta del paravento di cuori!”.

Mizzi guardò suo padre. Possibile che fossero lì da giorni e che nessuno avesse notato la porta? Tutti gli altri fecero finta di non aver sentito. Conveniva fare così e rimanere lì fino a che glielo avessero imposto. Scappare avrebbe significato perdere.

“Torneremo più tardi e, se sarete ancora tutti qui ai vostri posti, vi daremo il premio!”. L’uomo con la maschera a becco si voltò e andò via seguito dal fedele assistente dalle gambe corte e le orecchie lunghe.

“Scappiamo!”

“Non possiamo Mizzi! È una trappola! Non hai visto il tizio con che faccia ha guardato quel paravento?”.

“Ma se aveva la maschera! Non hai di certo visto la sua faccia!”

“È un modo di dire Mizzi!”

“Papà, lasciamo perdere i modi di dire e andiamo via!”

“Dobbiamo restare!”.

“Ma come? Proprio tu che sei così stanco di restare qui e che vuoi  tanto rivedere Mamma!”

“Dopo aver visto la faccia di quello lì ho pensato sia meglio restare!”

“Non gli hai visto la faccia! Aveva la maschera!”

Dal davanzale di una delle finestre cieche un omuncolo intimò loro di stare zitti. Che se ne andassero se volessero andare e che restassero se volessero restare, ma in silenzio! Lui riusciva a dormire solo quando intorno c’era silenzio e, del resto, quelli erano i patti del gioco!

“Ma questo non è più un gioco, è una prigione!” Gridò Mizzi.

“Calmati ragazzina dalle code buffe!” Rispose un uomo di viscosa rannicchiato su una piastrella a forma di rana.

Mizzi per tutta risposta si aggiustò le code e continuò: “Ma non capite che non ci sarà nessun premio? Ci avevano detto che saremmo rimasti qui dentro solo tre giorni e ne sono già passati cinque, forse sette perché non abbiamo girato sempre in fretta la clessidra!”

“E allora? Che hai di meglio da fare?” obiettò una donna con delle pistole a d’acqua tra i capelli.

“Sentiamo che cosa ha da dire, avanti! Lasciatela parlare!” Disse un medionano con due piccoli televisori come occhiali.

Mizzi guardò suo padre che le fece un cenno di approvazione.

“Avevano detto che avremmo visto la luce del sole di tanto in tanto e invece non la vediamo mai! Avevano detto che ci avrebbero portato acqua fresca ogni giorno, ma ci portano sempre brodo caldo e quel dolce di caleidoscopio che avevano promesso non è mai arrivato!”.

La sala si riempì di un brusio fatto di riflessioni e commenti fritti. Mizzi prese le mani di suo padre: “Andiamo via”.

“Va bene Mizzi andiamo, ma non usciamo dalla porta del paravento. Quella è di sicuro una trappola. Dobbiamo trovarne un’altra”.

“E come?”

“State forse cercando questa?” Chiese l’uomo di viscosa alzandosi dalla sua piastrella. “Traballa tutto qui, è di sicuro una porta!”.

“Torniamo da mamma!” Incalzò Mizzi.

Mizzi e suo padre scomparirono sotto alla piastrella. Nessun altro osò seguirli. Avevano paura di perdere il premio.

L’uomo dalla maschera a becco e il suo fedele servitore dalle gambe corte e le orecchie lunghe tornarono per servire il brodo. Ogni volta dicevano che sarebbero tornati poco dopo con il premio ma invece del premio arrivava il brodo.

Mizzi e suo padre erano tornati a casa.

“Oh cara, come sono cresciute le tue code!” – disse Mamma stringendo a sé Mizzi mentre al telegiornale parlavano dell’esperimento dal quale erano fuggiti. I partecipanti ancora in gara si stavano spegnendo nell’attesa di un premio che non sarebbe arrivato mai.

“Sai Mizzi? Si sono accesi solo quella volta in cui hai parlato tu!”




Un commento “28 – E se fosse tutto un gigantesco imbroglio?

  1. La storia scorre ed esalta gradualmente il senso di dubbio e di imbroglio che aleggia sin dall’inizio e che, mano a mano che la narrazione procede, entra nelle righe del testo e si impadronisce della mente del lettore. Racconto leggero, sobrio, discreto.

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