11 – Una fuga regale
<<Ma dove scappi così di corsa, Giorgio? Aspettami, vengo con te.>> esclamò la moglie, accelerando la breve falcata dovuta alla piccola altezza, preoccupata.
<<M-me ne v-vado. M-me ne d-devo a-a-andare. N-non posso fare q-questa c-cooosa.>> le parole gli uscivano a fatica, mentre con passo spedito iniziava la discesa della lunga scalinata che portava all’uscita dal palazzo.
Elisabetta riuscì a prenderlo per un braccio e con un gesto deciso fece fermare l’alta e snella figura, facendo tintinnare le medaglie che ricoprivano l’uniforme sul petto dell’uomo. Giorgio si girò a guardarla, pronto all’ennesima ramanzina in quel matrimonio che sembrava più ricordare un rapporto madre-figlio.
<<Allora dimmi, di grazia, dove vorresti andare? Dove pensi di poter andare? Pensaci un attimo, ti permetterebbero di andartene? Ne hanno già perso uno. Che figura ci farebbero a perdere anche il secondo?!>> Elisabetta lo guardava col viso lievemente inclinato, gli occhi socchiusi e un sorriso, leggermente ironico, stampato sulle labbra.
Giorgio la fissò con lo sguardo perso nel seguire quel pensiero. “Ha ragione, come sempre. Non posso andarmene, non posso abbandonare il mio paese in questo momento. L’ha già fatto mio fratello e io non posso, non devo ma, soprattutto, non voglio seguire il suo esempio.” L’uomo abbozzò un timido sorriso e la donna capì che la piccola crisi di nervi di quell’uomo che tanto amava era finita.
<<P-Perché non mi hai c-chiamato B-Bertie? >> riferendosi al nomignolo affettuoso che tutti in famiglia utilizzavano per chiamarlo.
La donna sorrise. <<Perché tu, in questo momento, non sei Bertie. Sei Giorgio VI, Re del Regno Unito. Ed era mio preciso dovere ricordartelo. Tu non sei mai stato una persona qualunque e da questo momento la tua, e la mia, vita cambierà. Devi essere cosciente di questo. Ma non devi avere paura di questo cambiamento. Io, e tutte le persone che ti stanno attorno, che ti conoscono, che ti apprezzano e ti vogliono bene, ti aiuteremo a superare le difficoltà.>>
Giorgio guardò Elisabetta con gli occhi pieni di amore. Da quando l’aveva conosciuta l’aveva amata in maniera totale e incondizionato. Aveva anche dovuto sopportare due volte il suo rifiuto a sposarlo non perché non lo amasse, semplicemente aveva paura della vita di corte. Ma adesso, in questo preciso momento, era lei ad avere il coraggio di affrontare quella situazione. Lei era la leonessa che proteggeva il suo re. Fu sopraffatto da un’ondata di affetto verso quella donna, all’apparenza minuta e fragile ma con una forza interiore incredibile, allungando una mano per porgerle una tenera carezza sulla guancia. Il passaggio di una coppia di soldati lo fece desistere da quell’imbarazzante gesto. Rimase con il braccio fermo, sospeso nell’aria ma i loro sguardi stavano esprimendo tutto quello che c’era da dire.
<<A-andiamo. >>. Il Re prese la moglie sottobraccio e, ritornando sui loro passi, andarono incontro al loro destino.
Erano anni difficili e lo spettro nazista aleggiava su tutta l’Europa. Nel 1939 scoppiò la seconda guerra mondiale. Durante tutto il conflitto, e in modo particolare nel difficile periodo dei bombardamenti tedeschi su Londra, seppe conquistare la stima e l’affetto dei suoi sudditi, rimanendo sempre saldamente al suo posto e rifiutando ogni fuga, contribuendo, con i suoi discorsi radiofonici, a tenere alto il morale del paese.
Valutazioni Giuria
11 – Una fuga regale – Valutazione: 27 Gaia: La storia è interessante, i personaggi sono ben caratterizzati e il dialogo funziona. La scrittura, tuttavia, è un po’ zoppicante; i periodi, talvolta troppo lunghi, presentano alcune imprecisioni, come, ad esempio, quel gerundio “allungando una mano per porgerle una tenera carezza sulla guancia” che rimane un po’ sospeso; l’ultimo periodo è privo di soggetto (lo si intuisce, ovviamente, ma sarebbe stato corretto esplicitarlo). La narrazione non è sempre fluida: sarebbe stato utile rileggere qualche volta il racconto (magari ad alta voce) per renderlo più scorrevole. Matteo: Pur essendo piuttosto ben scritto, mi sembra che il racconto non aggiunga molto rispetto al film “Il discorso del re”, che di certo deve averlo ispirato. Ci tengo a far notare come il paragrafo finale strida con il resto della narrazione (sembra più che altro una frase conclusiva da film). Senza aver visto la pellicola, si farebbe fatica a comprendere da cosa effettivamente stia scappando il re (immagino da una seduta di registrazione o qualcosa del genere). Paola: La contestualizzazione storica è interessante. Cogliere lo spunto di “Giorgio” come riferimento al re balbuziente è una bella idea. Il dialogo tra i due ricorda le scene di vita famigliare del “Discorso del re” e convince. Scorrevole, salvo qualche imprecisione, sul piano stilistico. Pietro: Il racconto è ben scritto. Ci sono tuttavia, a vari livelli, delle eccedenze che non vi aggiungono nulla e, anzi, lo zavorrano. Mi riferisco, a livello stilistico, a frasi (o parti di esse) come: «Ed era mio preciso dovere ricordartelo», «Lei era la leonessa che proteggeva il suo re», o «da quell’imbarazzante gesto»; a livello strutturale, al paragrafo finale, che ha proprio la forma tipica di una nota esterna al racconto. |